La grotta di Pugnetto è l’unica cavità delle Alpi Graie di una certa estensione e tra le poche formate nella formazione dei calcescisti e pietre verdi della Alpi Occidentali: rocce molto friabili e poco carsificabili ( i fenomeni carsici sono processi geologici che scolpiscono paesaggi calcarei attraverso l’azione erosiva dell’acqua, portando alla formazione di cavità sotterranee come grotte, e strutture superficiali come le doline). Per comprendere il gioco di circostanze e eventi che sono all’origine di queste rare cavità occorre fare quattro passi… nell’abisso.

Primo passo
Se si osserva la carta geologica delle Alpi Occidentali, a prima vista si rimane confusi da forme e colori ma è possibile distinguere tra forme grossolanamente globose o fusoidali, spesso dalle tinte rosate e zone informi che sembrano incunearsi tra le prime, spesso dalle tinte verdastre. Abbiamo già fatto un enorme passo avanti nella comprensione della struttura non solo di una catena di collisione ma dell’intero pianeta. Si dà il caso, infatti, che le forme rosee siano costituite da rocce particolarmente resistenti alle sollecitazioni e quindi tendano a non essere smembrate e a risaltare anche topograficamente. Da qui il nome di “massicci”: es. massiccio del Gran Paradiso, del Rosa ecc. I “fusoidi” assumono il nome di “zone”: es. zona Sesia – Lanzo. Mentre le rocce verdastre sono più duttili e tendono a incunearsi tra le precedenti, senza forme particolari, da cui il nome di “formazioni”. La formazione che ci interessa è quella detta dei “calcescisti e pietre verdi”.
Questa suddivisione corrisponde ad una suddivisione fondamentale del nostro pianeta: i massicci sono costituiti da rocce derivanti dalle placche continentali la cui composizione è ricca in silice e tectosilicati mentre le “formazioni” possono originarsi da rocce relativamente meno ricche in SiO2 e formate da ino e nesosilicati, tipiche delle placche dei fondali oceanici.

Secondo passo
A Pugnetto però, la situazione si complica: c’è un terzo incomodo, il Massiccio Ultrabasico di Lanzo, costituito da rocce poverissime di silice, le peridotiti, tipiche non di placche continentali o oceaniche ma bensì del mantello.
Si tratta quindi di una rarità geologica in quanto il mantello tende a trovarsi al di sotto dei continenti o ad affiorante negli oceani, sono rarissimi in contesti in cui il mantello emerge dalla crosta terrestre e consente la sua osservazione diretta.

Figura 1 Immagine tratta da sapere.virgiglio.it
Continenti e oceani hanno una copertura costituita da sedimenti di frana, carbonati di piattaforma (caratterizzati dall’accumulo di sedimenti di origine principalmente biogenica come conchiglie, alghe calcaree e coralli ricchi in di carbonati) e fanghi. (vedi fig.)

Schema sintetico mostrante le relazioni tra il substrato oceanico e i sedimenti, nel dominio geografico dell’oceano ligur-piemontese, prima della tettogenesi alpina.
1: serpentiniti. 2: gabbri. 3: basalti (future pietre verdi). 4: oficalciti. 5: brecce ofiolitiche. 6:radiolariti e selci (future quarziti). 7:calcari pelagici(futuri marmi – Pugnetto). 8: calcari e argille (futuri calcescisti). 9:blocchi ofiolitici. 10 faglie. Da Lagabrielle et al. 1984.
Le grotte di Pugnetto si sono formate nei banchi calcarei presenti nei materiali di copertura del Massiccio di Lanzo, che in questo caso rappresentava una porzione del basamento oceanico (età giurassica sup.)

Crolli
Terzo passo
I calcescisti (rocce metamorfiche composte principalmente da calcite, quarzo e fillosilicati) derivano dal metamorfismo (processo di trasformazione delle rocce già solidificate, consistente nella formazione di nuovi minerali, di nuove strutture e tessiture, sotto l’effetto di alte temperature e forti pressioni, o per cause chimiche) di rocce marnoso-arenacee.
La presenza di calcare non è in genere sufficiente a creare condizioni favorevoli per lo sviluppo di stalattiti e stalagmiti in quanto l’abbondante residuo insolubile dovuto alla composizione chimica delle miche, si deposita nelle fratture, rendendo difficile e limitata la circolazione dell’acqua e quindi bloccando i principali processi carsici.
La formazione delle Grotte del Pugnetto è quindi da imputare ai banchi di calcare che si intercalano eccezionalmente nella formazione a calcescisti, permettendo l’instaurarsi dei fenomeni carsici. In particolare un lembo di questa copertura è rimasto “pizzicato” e protetto all’interno delle pieghe esterne del Massiccio. In conseguenza del sollevamento delle Alpi questo lembo si è fratturato, le fratture si presentano ora suturate da depositi idrotermali.
- Concrezioni
- Stalattiti
Quarto passo
Il reticolo idrografico sotterraneo è una parte del reticolo idrografico superficiale e come tale ne segue l’evoluzione; detta in altri termini, Pugnetto è un ramo abbandonato di un affluente sotterraneo dello Stura prima che il fondovalle si approfondisse tanto da lasciare “a secco” le grotte. La sparizione dell’acqua in pressione ha causato il crollo della volta indebolita dalle già ricordate fratture tettoniche. Infatti sotto il profilo della morfologia, le grotte sono caratterizzate dalla prevalenza di fenomeni di crollo facilmente osservabili: le superfici sono lisce, gli spigoli vivi e grandiosi blocchi sono accatastati ovunque. L’azione erosiva dell’acqua in pressione, è stata in gran parte cancellata dai crolli successivi. Lo stillicidio della fase vadosa (aerata), ancora in corso, aveva costruito grandiosi speleotemi (stalattiti, stalagmiti, festoni…) ora quasi completamente trafugati o distrutti.

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