Le Grotte di Pugnetto sono incastonate all’interno del Truc dle Tampe: un monticello quotato 901 mlm diviso dal versante a monte da un colletto e delimitato da due valloni scoscesi incisi da ruscelli quasi sempre asciutti. Probabilmente si tratta di una dorsale residua correlabile alla dorsale Sant’Ignazio – Blina situata sul versante opposto. Entrambe rappresentano la traccia di una paleo valle* della Stura. Le grotte in particolare sono dei rami sotterranei dell’antico reticolo idrografico ora sospeso quasi 500m sopra l’attuale corso dello Stura. Il substrato litologico del Truc è composto da calcescisti, calcari micacei, gneiss, anfiboliti, scisti verdi e serpentini, è tale da presentare una forte variabilità pedologica. Nella grotta sono presenti fianco a fianco suoli acidi (poveri di tutti gli elementi), calcarei (ricchi in calcio) e serpentinici (ricchi in magnesio e metalli).
Le Grotte sono situate in un contesto di confine fra l’orizzonte del querco-castagneto (detto sub-montano) e l’orizzonte della faggeta (montano inferiore).
*Una paleovalle è un antico fondovalle rimasto sepolto sotto detriti come frane, alluvioni o eruzioni vulcaniche. È un terreno, anche chiamato “suolo fossile”, che ha conservato le sue caratteristiche originali del passato geologico

In prossimità dell’ingresso alle grotte invece, si è sotto la tipica copertura fitta dei faggi, gestiti un tempo a ceduo (un bosco per il taglio che si riproduce per ricaccio di nuovi getti dai ceppi) ed ora in transizione verso la fustaia (ovvero un bosco formato principalmente da alberi nati da seme, che crescono verso l’alto fino a raggiungere la maturità).

Nella faggeta la luminosità è scarsa, favorendo una lenta degradazione a livello del terreno.
Il suolo quindi conserva a lungo uno spesso strato di foglie producendo un orizzonte di humus piuttosto spesso in cui il sottobosco costituito da piccoli arbusti e piante erbacee è pressoché assente. La faggeta si comporta come un unico organismo (le radici dei vari individui sono collegate dalle ife dei funghi simbionti) che tende a ostacolare la presenza di altre piante al punto che spesso la popolazione è monospecifica. Ma non è stato sempre così.

Tipicamente il faggio sarebbe solo componente del bosco misto dominato dall’abete bianco e il sottobosco avrebbe la presenza delle sempreverdi agrifoglio e tasso: l’equilibrio però, a causa dell’opera dell’uomo che ha apportato millenni di tagli e incendi più o meno controllati, ha favorito il faggio. Ora l’abbandono dei boschi e il cambiamento climatico potrebbero ripristinare la situazione precedente, visto la maggiore resistenza dell’abete bianco alla siccità rispetto al fino ad oggi favorito faggio. Intanto nel sottobosco si osserva la presenza di giovani esemplari di agrifoglio intenti nel processo di ricolonizzazione del suolo.

Un altro habitat europeo prioritario che qui si incontra, è l’acereto di forra, caratterizzato da latifoglie miste (frassino maggiore e aceri) che si sviluppano in corrispondenza di versanti detritici, a pezzatura grossolana, scoscesi, o sul fondo di valloni con apporti colluviali ( ovvero terreni formati dall’accumulo di  detriti ai piedi di un pendio, per l’azione erosiva degli agenti fisici) freschi e umidi.

Il substrato è sia calcareo che siliceo e interessa la fascia collinare e submontana con penetrazioni a livello montano inferiore. Felci e piante erbacee abbondanti e di alta statura creano la tipica fisionomia della vegetazione del sottobosco. Per la difficoltà di sfruttamento l’acereto rappresenta uno degli ambienti meno antropizzati a livello europeo e a maggior rilevanza naturalistica.

Sui muretti a secco è possibile incontrare la rara felce serpentinofila Asplenium adulterinum,  inserita negli allegati II e IV della “Direttiva Habitat” per cui vige il divieto assoluto di raccolta.  Pianta perenne, alta una ventina di centimetri, forma cespi di foglie disposte in rosetta basale. La foglia è composta e semplicemente pennata, con singole foglioline verdi, glabre, sub-orbicolari o largamente ovate, disposte perpendicolari al piano della “rachide” (nervatura centrale) e margine da intero a leggermente crenulato.

Asplenium adulterinum

Felce Asplenium adulterinum