L’ambiente della grotta è particolarmente povero in nutrimento e la catena trofica si basa su pochissimi elementi primari: i detriti (animali e vegetali morti caduti o trasportati in grotta), il biofilm (batteri chemiotrofi) e il guano dei chirotteri che costituisce anche il terreno di coltura di funghi.

Gli animali delle grotte sono detti troglobi (dal gr. τρώγλη «cavità, caverna») e si caratterizzano per una estrema specializzazione dovuta all’ambiente ipogeo sotterraneo (quasi totale assenza di luce, lettiera profonda, fessure e cavità del suolo in genere esplorate dalle radici).

La specializzazione dei troglobi include la perdita degli occhi, della pigmentazione, l’assottigliamento del tegumento, l’aumento degli organi di senso così come l’allungamento di zampe e antenne, la riduzione del metabolismo e l’allungamento del ciclo vitale.

I troglobi sviluppano spesso endemismi e caratteristiche arcaiche (essendo sopravvissuti in genere alle glaciazioni).

Fra questi organismi, quelli che di prevalenza frequentano  gli ingressi delle grotte, sono detti troglofili.

 

 

Chirotteri

In Italia sono segnalate 35 specie di pipistrelli, quasi la totalità di quelle note per l’Europa continentale che invece ammontano a 44 specie secondo il testo “Lista rossa dei pipistrelli” redatto dall’Ufficio Federale per l’Ambiente UFAM (maggiori informazioni sulle specie italiane qui: http://www.centroregionalechirotteri.org/download/opuscolo%20pipistrelli.pdf ). A livello europeo e nazionale è importante sapere che tutte le specie di chirotteri sono protette e inserite nella Direttiva Habitat 92/43/CEE essendo considerati specie di interesse comunitario.

Tutti i pipistrelli identificati nelle grotte, si caratterizzano per essere insettivori dotati di ecolocalizzazione ed un’altissima specializzazione di habitat sia per il nutrimento sia per lo svernamento. Alcune specie poi, sono intrinsecamente legate ad un territorio mentre altre sono migratrici.

Presso le grotte di Pugnetto sono stati censite nove specie tra svernanti e individui di passaggio durante lo “swarming” autunnale (comportamento sociale durante il quale tutti gli individui si ritrovano nei pressi di un potenziale sito di svernamento e lo esplorano). Altre specie segnalate storicamente non sono state rilevate negli ultimi censimenti, probabilmente a causa del continuo disturbo dovuto agli accessi incontrollati che hanno caratterizzato lo spazio prima che questo fosse riconosciuto ZSC dalla Regione Piemonte (SITO DI IMPORTANZA COMUNITARIA IT1110048 “GROTTA DEL PUGNETTO” Approvato con D.G.R. n. 32-3389 del 30/5/2016), unitamente a fenomeni di saccheggio delle stalagmiti e stalattiti che sono state rimosse dal suolo della grotta dalle volte per uso a fini ornamentali in realtà private o chiese della zona.

Il numero di individui attualmente svernanti è molto basso (circa trenta in tutto!) se si considera che il guano prodotto dai pipistrelli è l’elemento fondamentale della catena trofica per la fauna cavernicola che, quindi, si trova attualmente in stato di forte riduzione.

Guardando alle specie ibernanti invece, che entrano in uno stato di letargo durante i mesi freddi per risparmiare energia, si segnala la presenza di uno/due esemplari di Rhinolophum ferrumequinum caratterizzati dalla presenza sul muso della cosidetta “foglia nasale”: organo di emissione degli ultrasuoni e permette loro di volare con la bocca chiusa. A questa singolare e curiosa escrescenza a forma di foglia ricurva, si deve il nome comune di pipistrello “ferro di cavallo”. Questi animali hanno una dieta specializzata nei confronti di insetti di grosse dimensioni.

Altra famiglia presente a Pugnetto è quella dei vespertilionidi, nelle grotte svernano Myotis myotis, M. blythii e M. emarginatus. I Vespertilionidi hanno il muso con delle normali narici simili a quelle dei topi e degli altri piccoli mammiferi e hanno una coda sottile interamente compresa nel patagio (membrana presente nei pipistrelli per supportare il volo e in alcuni altri mammiferi per effettuare planate)  leggermente sporgente. Le orecchie, a seconda del genere, hanno diversa forma e lunghezza e presentano davanti al padiglione auricolare una lamella sottile che si chiama tra­go.

Altre presenze

Da enfatizzare, in particolare, il rilevamento durante lo swarming di M. bechsteinii, specie di grande rilevanza conservazionistica, tipico abitante dei boschi maturi, di cui è stata rilevata una rarissima colonia nel Parco La Mandria.

Alcuni esempi di fauna trogloba

Trichocera (Saltrichocera) maculipennis la cui larva bruca il biofilm o lampenflora dalle pareti della grotta. Si tratta di uno strato composto di microrganismi come alghe, batteri e funghi, che crescono sulle rocce formando patine di colore variabile, soprattutto in prossimità degli ingressi o fessure in cui vi sia capacità di penetrazuine della luce).

Isopodi come Alpioniscus feneriensis caprae che si nutre di frammenti di legno.

Il coleottero Dellabeffaella roccai . Specie cieca, depigmentata, ricoperta da una fitta peluria dorata, endemica delle grotte di Pugnetto, che è considerata il Leptodirino (coleottero saprofago) più specializzato di tutte le Alpi Occidentali.

A livello superiore troviamo predatori come:

il ragno di grotta europeo Meta menardi (5 cm con zampe), dal caratteristico sacco di uova pendente dalle volte, produce una ragnatela caratteristica con molti fili di ancoraggio: le prede, che in gran parte non volano, vengono attaccate quando toccano i fili.

Inoltre, è del 2008 la descrizione di una nuova specie endemica, molto piccola di soli 3mm e caratterizzata da tela in tessuto, ritrovata unicamente presso il complesso ipogeo del Pugnetto: Troglohyphanthes bornensis.

L’altro predatore di grotta è il coleottero Sphodropsis ghilianii che fin dagli stati larvali è un predatore molto attivo e si trova all’apice della piramide ecologica. Come tutti gli insetti sotterranei, quando sfarfalla dalla pupa, ha un colore molto chiaro che poi, gradualmente, si scurirà col passare del tempo. Dimensioni reali del corpo ca. 15 mm.

Altri predatori che si possono incontrare non solo in prossimità degli accessi ma anche in ambienti ipogei superficiali sono: opilioni, pseudoscorpioni, centopiedi e molti altri.